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Prima delle Prime - Balanchine/Kylián/Béjart

13 Novembre 2019
Balanchine/Kylián/Béjart

Ridotto dei palchi "Arturo Toscanini"
Mercoledì 13 novembre 2019, ore 18

 

Leonetta Bentivoglio
Formalismo e narrazione nel balletto del Novecento.

 

Grande musica, grande danza, firme di assoluto prestigio nel panorama della coreografia del Novecento: con un trittico di capolavori si suggella la programmazione 2018-2019 di Balletti alla Scala, in attesa dell’apertura della nuova Stagione, dal 17 dicembre, con il debutto scaligero di Sylvia di Manuel Legris.  Dal 16 al 30 novembre dunque riuniti in una stessa serata tre mostri sacri della coreografia e tre produzioni simbolo della loro originalità stilistica e creativa, indissolubilmente legati alla musica sulla quale furono creati. La serata si apre con purezza classica e meravigliose geometrie, nei quattro movimenti e nel travolgente finale di Symphony in C di George Balanchine, grande esempio del suo genere “concertante”, sulla Sinfonia n.1 in Do maggiore di Georges Bizet. Cuore pulsante del trittico, il gioiello coreografico di Jiří Kylián Petite Mort, con il suo fluido inanellarsi di momenti di gruppo e splendidi passi a due, lirici o appassionati o aggressivi, su due tra i concerti più belli e famosi di Mozart. Travolgente la chiusura della serata, con la potente sensualità e l’intensità trascinante del balletto-icona di Béjart sul Boléro di Ravel.

 

Nell’incontro di introduzione a questo trittico si parlerà di “formalismo e narrazione nel balletto del Novecento”. Come sottolinea Leonetta Bentivoglio, a cui è affidata la presentazione, «questi tre capolavori della danza del Novecento, firmati da tre sommi esponenti dell’arte coreografica del secolo scorso, ci introducono nella dimensione del “balletto moderno”, ovvero nell’insieme delle strade che ha preso, durante il ventesimo secolo, la danza classico-accademica, trasformandosi e rimodellandosi moltissimo, ma senza mai prescindere dalla base del linguaggio di partenza. Per un verso la cosiddetta “danza moderna” ha inventato linguaggi del corpo radicalmente “altri” rispetto a quello classico; per un altro l’estetica classicista ha generato autori - come lo sono appunto Balanchine, Kylián e Béjart - che hanno rivisitato con segni nuovi la tradizione dell’accademismo ballettistico. In questo secondo ambito si sono distinti due territori fondamentali: quello della concretezza e del racconto, e quello del formalismo puro e dell’astrazione». Questo incontro dunque cercherà di illuminare tali prospettive diverse e complementari.  

  

Scrittrice e giornalista, Leonetta Bentivoglio lavora dagli anni Ottanta per le pagine di Cultura e Spettacoli della Repubblica occupandosi di musica, danza e letteratura. Tra i suoi libri: La danza contemporanea (Longanesi, 1985), Il teatro di Pina Bausch (Ubulibri, 1991), Corpi senza menzogna (Barbès, 2009, sul teatro di Pippo Delbono), Il mio Verdi (Castelvecchi, 2013), E Susanna non vien - Amore e sesso in Mozart, scritto con Lidia Bramani (Feltrinelli 2014, ristampato nella Universale Economica Feltrinelli nel 2019), Pina Bausch - Una santa sui pattini a rotelle (Clichy, 2015) e Sylvia Plath - Il lamento della regina  (Clichy, 2017).

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti