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La storia e le produzioni

IL CORPO DI BALLO DEL TEATRO ALLA SCALA

L’attuale Balletto del Teatro alla Scala vanta un passato glorioso le cui radici affondano nei secoli precedenti alla settecentesca inaugurazione, nel 1778, del più celebre Teatro musicale del mondo, che è tuttora la sua sede. Grandi coreografi, come Gasparo Angiolini e Salvatore Viganò, esercitarono un’influenza decisiva sul balletto europeo, prima ancora della fondazione, nel 1813, dell’Imperiale Regia Accademia di Ballo della Scala. Da qui Carlo Blasis, illustre didatta e teorico, immise il balletto nella temperie del Romanticismo, contribuendo all’innovazione tecnica del suo stile e al perfezionamento di un gruppo di stelle che a metà ‘800 invasero tutti i teatri d’Europa e d’America, come Carlotta Grisi, Fanny Cerrito, Sofia Fuoco, Lucile Grahn, Augusta Maywood e tante altre e altri ancora. Chiamato in Russia, ai Teatri Imperiali di San Pietroburgo, nel 1890, Enrico Cecchetti, altro grande didatta, vi proiettò l’insegnamento italiano della tecnica accademica e concorse enormemente alla crescita di allievi di cui bastano pochi nomi - Anna Pavlova, Michail Fokin, Tamara Karsavina e Vaslav Nijinskij - per comprendere la statura artistica cui giunsero, soprattutto quando, chiamati da Sergej Djagilev, ne diedero sfoggio a Parigi e nel mondo con i Ballets Russes. Cecchetti si unì alla compagnia fondata da Djagilev nel 1910 e vi restò sino al 1918, prima di concludere la sua carriera come Direttore della Scuola di Ballo proprio del Teatro alla Scala.

     La danza scaligera entrò nel XX secolo anche grazie ad insigni coreografi provenienti dalla schiera di Djagilev, come Fokin e Léonide Massine. Dalla Mitteleuropa della danza libera ed espressionista arrivarono in seguito nomi nuovi, come Aurel Milloss, cui Arturo Toscanini conferì l’incarico di riallacciare le file disperse della Compagnia dopo la Seconda guerra mondiale. Per il suo repertorio, Milloss invitò importanti musicisti, insigni scenografi e pittori, ma anche ospiti famosi come George Balanchine. Tra gli anni ‘50 e ‘60, la Scala divenne un palcoscenico aperto alle stelle del panorama coreutico. Tra i coreografi Roland Petit vi debuttò nel 1963, Maurice Béjart nel 1971, tra le étoiles oltre a Carla Fracci, - amata diva internazionale del balletto sino alla sua scomparsa, nel maggio 2021 -, Liliana Cosi, Luciana Savignano, Paolo Bortoluzzi con tante altre star: da Margot Fonteyn a Yvette Chauviré, da Vladimir Vassiliev al mai dimenticato Rudolf Nureyev, dal 1965 più che legato al Teatro milanese, che custodisce in repertorio molte sue coreografie, e prediletto dal pubblico sino al fanatismo.

   Intanto l’intero Balletto della Scala andava accrescendo la propria visibilità: all’Opéra di Parigi, negli Stati Uniti, al Teatro Bol’šoj di Mosca e al Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo, in Germania, Turchia, Brasile, Spagna, Messico, Cina e Australia. Garanzia d’appeal espressivo e tecnico, due nomi di punta - Roberto Bolle, Massimo Murru - ma anche giovani Primi ballerini, Solisti e Corifei, messi in risalto in ruoli protagonistici da Elisabetta Terabust, scomparsa nel febbraio 2018. Energica Direttrice scaligera dal 1993 al 1997, la Terabust valorizzò Alessandra Ferri, Prima ballerina assoluta alla Scala dal 1992 al 2007, e fece un breve ritorno alla direzione scaligera sino al 2008. Nel 2009, Makhar Vaziev divenne il primo Direttore russo, anzi osseto, alla testa del Corpo di Ballo della Scala. Le sue linee-guida furono da subito chiare: rafforzare il più autorevole repertorio del ‘900, riprendere i classici di tradizione, spesso nelle ricostruzioni originali russe, offrire chance a giovani ballerini e coreografi, richiamare i grandi direttori sul podio della danza, sia come ulteriore attrattiva, sia come segno di quel prestigio necessario alle produzioni coreutiche scaligere.

   Chiamato in Russia dal Teatro Bol’šoj, nel 2015, Vaziev lasciò una Compagnia tecnicamente ineccepibile e con la lirica Svetlana Zakharova, Prima ballerina étoile, già subentrata alla Ferri nella stagione 2007-08, nelle mani di Mauro Bigonzetti. Tuttavia questa celebre personalità italiana, da tempo attiva nel mondo, abbandonò ben presto l’incarico per subentrati problemi di salute. Dall’ottobre 2016 la leadership venne di nuovo affidata a Frédéric Olivieri (già Direttore dal 2002 al 2007). Con rinnovato slancio progettuale, Olivieri ampliò la gerarchia: Nicoletta Manni, Claudio Coviello, Virna Toppi, Martina Arduino e Timofej Andrijashenko divennero Primi Ballerini; Massimo Garon, Marco Agostino, Vittoria Valerio, Federico Fresi, Alessandra Vassallo, Christian Fagetti, Nicola Del Freo e Maria Celeste Losa solisti. Suo vanto, il connubio con il Balanchine Trust, grazie al quale ottenne, in esclusiva europea, Il sogno di una notte di mezza estate (portato spesso in tournée) e Lo schiaccianoci. Il repertorio si ampliò grazie ai più importanti nomi anche del balletto moderno e contemporaneo: da Jiří Kylián a Jerome Robbins, da Angelin Preljocaj a Wayne McGregor, con il ritorno della Ferri. L’avvicendarsi della Sovrintendenza - da Alexander Pereira a Dominique Meyer - portò con sé, nel dicembre 2020, un nuovo fuoriclasse francese alla direzione del Corpo di Ballo della Scala. E’ il parigino Manuel Legris, nominato étoile nel 1986 da Rudolf  Nureyev, all’epoca alla testa del comparto coreutico del Théâtre National de l’Opéra de Paris. Formatosi alla Scuola dell’Opéra ed entrato in Compagnia saltando a più pari tutti i gradi della gerarchia grazie al suo talento, Legris è stato un autentico virtuoso; ha danzato di tutto, richiesto nel mondo, corteggiato dai maggiori coreografi, anche per la sua versatilità. Dopo aver dato l’addio alle scene dell’Opéra, ha diretto dal 2010 al 2020 lo Staatsballett di Vienna e l’annessa Accademia di danza, trasformando la Compagnia viennese in un ensemble di respiro internazionale e iniziando a creare coreografie. Al Teatro alla Scala, durante la pandemia, ha impostato seguitissimi programmi misti in streaming: ha chiamato Carla Fracci, poco prima della sua scomparsa, per una masterclass su Giselle e in seguito pure Alessandra Ferri. Le linee-guida della sua direzione mantengono fermo il perno della tradizione e si aprono al nuovo. Che vuol dire anche largo ai giovani e a rapidi passaggi di ruolo, anche per “gli aggiunti”, con Nicola Del Freo e Marco Agostino diventati Primi Ballerini e Agnese Di Clemente, Alice Mariani, Caterina Bianchi, Mattia Semperboni, Navrin Turnbull, Domenico Di Cristo e Gabriele Corrado nuovi solisti. Un buon inizio ha sempre nomi, volti e corpi da conoscere, e da esaltare grazie al linguaggio coreografico.

 

                                                                                               Marinella Guatterini