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Bruna Baglioni

Ph. Erio Piccagliani
18 Settembre 2021
Grandi voci alla Scala

Ridotto dei palchi A. Toscanini
In collaborazione con la rivista "L'Opera"

A cura di Giancarlo Landini e Sabino Lenoci
Ingresso libero fino a esaurimento posti

 

Bruna Baglioni debuttò alla Scala, giovanissima, nel febbraio del 1973, chiamata da Gianandrea Gavazzeni: Ostessa nel Boris Godunov, parte in cui si era messa in luce al Festival dei Due Mondi di Spoleto sia per la suggestiva ed importante voce di mezzosoprano che per la singolare verve scenica.

 

L’anno successivo si impose nella Favorita, che in precedenza aveva debuttato al Comunale di Bologna; nel ruolo di Leonora fece valere i cospicui mezzi vocali, l’eccellente musicalità e la pregevole intuizione scenica, candidandosi così ad essere il mezzosoprano italiano di riferimento, erede di un’illustre tradizione di voci celebri.

 

Mentre la carriera si sviluppava con successo in Italia e all’estero, Bruna Baglioni tornò con frequenza alla Scala, applaudita ed amata dal pubblico milanese come Adalgisa della Norma, Ulrica di Un ballo in maschera, Federica della Luisa Miller, senza dimenticare Burya della Jenufa, accanto a Magda Olivero, e Santuzza della Cavalleria rusticana, affrontata sotto la direzione di Georges Prêtre.

 

L’eroina mascagnana deve essere considerata una delle sue più complete creazioni assieme all’Amneris dell’Aida, anche se Bruna Baglioni non ebbe mai occasione di cantare nella Sala del Piermarini. Seppe cogliere lo spirito del personaggio verdiano, contrassegnato da una vocalità dai forti contrasti, in un’interpretazione considerata di riferimento.

 

Ritiratasi dalle scene, dopo una lunga carriera da poco conclusasi, Bruna Baglioni si è fatta apprezzare nell’insegnamento del canto, trasmettendo alle nuove generazioni la sua preziosa preparazione musicale ed artistica.